il grande museo del duomo di Milano
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Percorso Museale


Sale del Tesoro

Il Tesoro del Duomo di Milano è costituito da opere di avorio, oreficeria e pittura (secoli V – XIX).
Nella prima sala, è possibile ammirare gli evangeliari (coperture di un libro dei Vangeli), tra cui quello famosissimo di Ariberto, capolavoro dell’arte orafa medioevale dell’XI secolo, oltre che l’emozionante croce sempre legata al nome di questo grande Vescovo.
Nella seconda sala, oltre ai magnifici calici e ostensori, sono esposte la tavola del grande maestro gotico Michelino da Besozzo, la “Madonna dell’Idea” (1418) e una mitra di piume di colibrì del XVI secolo.
Sul fondo della seconda sala, un busto-reliquario dell’inizio del ‘600 ritrae San Carlo Borromeo. 

Sala del Modellone

Questa sala ospita il “modellone” del Duomo, alto oltre cinque metri, ordinato dalla Veneranda Fabbrica all’artista e architetto Bernardino Zenale nel 1519. Il modello ligneo ha seguito la lunga costruzione del monumento fino al 1891. Accanto ad esso, sono esposti alcuni esempi degli ottanta progetti di facciata realizzati nel corso dei secoli, che ci mostrano come sarebbe potuto essere il Duomo nel ‘600 e nel ‘700.

Sala delle origini 

La sala ripercorre la storia dei primi anni del cantiere (inizi del ‘400), che fu il più grande d’Europa, e in particolare dell’influenza francese cui fu soggetto. Su tutto domina la statua di Giorgio Solari del 1404 raffigurante san Giorgio, nel cui volto si riconosce il ritratto del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, a cui si deve la scelta dello stile gotico internazionale della Cattedrale. La statua si trovava sulla cima della prima guglia del Duomo, la guglia Carelli, che prende il nome del più grande donatore della storia della Veneranda Fabbrica.

Sale dell’epoca Viscontea

Nel periodo visconteo, il Duomo cresce ed è un immenso cantiere con oltre settemila lavoratori. Nella prima sala, curiosamente, si fronteggiano da una parte gli scultori d’Oltralpe di scuola tedesca (simboleggiati dalle sculture raffiguranti i Serafini e gli Apostoli) e dall’altra, a sinistra,  gli scultori lombardi, che poi prevarranno con il loro realismo e il riferimento all’arte greco-romana (con San Babila e il Volto di Dio Padre opera di Jacopino da Tradate).
Nella seconda sala, è possibile ammirare undici dei centocinquanta doccioni che dominano la Cattedrale, con i loro volti mostruosi che, secondo la tradizione, hanno il preciso scopo di scacciare gli spiriti maligni dalla città.
Nella terza sala, si trovano moltissime statue di piccole dimensioni provenienti dai capitelli dei cinquantadue piloni del Duomo. Profeti e Santi si susseguono; di particolare interesse sono le numerose statue dedicate a Santa Lucia, patrona della Veneranda Fabbrica, la bellissima Sant’Apollonia e la curiosa Madonna del Coazzone  (caratterizzata da una lunga treccia).

Sale dell’età sforzesca

Dal 1450, Milano diviene un dominio della famiglia Sforza che controllerà la città fino agli anni ’20 del Cinquecento. Nella prima sala si trovano alcune delle più celebri statue del Museo e del Duomo, fra cui quella di Santa Lucia, di San Vittore, del duca Galeazzo Maria Sforza e di Sant’Agnese. Nella seconda sala possiamo contemplare alcune opere del grande Cristoforo Solari, tra cui una magnifica Sant’Elena. Nella stessa sala è esposto il paliotto della Passione, arazzo fiammingo della metà del XV secolo. 

Sala delle vetrate

Questa sala ci mostra un saggio delle cinquantacinque magnifiche vetrate istoriate del Duomo. Sulla destra, sono presenti alcuni antelli della prima vetrata, dedicata a San Giovanni (sec. XV), mentre su cartone ritroviamo quelle cinquecentesche del notissimo Arcimboldo. Particolarmente noto è il “Trittico della Creazione” che raffigura la creazione del firmamento, degli animali e dell’uomo.

Sale Borromaiche 

Le sale si aprono con un’opera d’età giovanile del Tintoretto, raffigurante “Gesù tra i dottori”, con un suo curioso autoritratto nella parte sinistra del dipinto. Si susseguono poi le statue del periodo borromaico tra cui quelle del “proto” (capo scultore) siciliano Angelo Marini raffiguranti Eva e una  Maddalena trasportata dagli angeli, quest’ultima citata anche dal Vasari.
Oltre la transenna, sono collocati i cinque famosi monocromi (modelli per i bassorilievi posti sopra le cinque porte del Duomo) dell’artista preferito del cardinale Federico Borromeo e caposcuola della Maniera lombarda: Il Cerano.
Nelle sale successive, si possono ammirare le grandi statue di importanti “proti”, tra cui Brambilla e Prestinari, esempio di forme ampie e monumentali e di seriosa sobrietà: Giosuè, un profeta inturbantato e un Sant’Ambrogio.
Di grande interesse è la sala dedicata alla canonizzazione di san Carlo. Alcune di queste opere sono state utilizzate all’epoca presso la Basilica di San Pietro come il magnifico paliotto (copertura d’altare) in filati d’oro e argento e un dipinto del Cerano raffigurante san Carlo in gloria. Sono visibili anche alcuni modelli dei bassorilievi in terracotta opera del proto Biffi, collocati intorno al coro della Cattedrale, dedicati alla vita della Vergine Maria.
Il percorso borromaico si chiude con la sala dominata dal ritratto di san Carlo in processione col Santo Chiodo, opera della pittrice seicentesca Fede Galizia.

Sale degli Arazzi

Sono qui esposti quattro dei sette arazzi donati da san Carlo Borromeo alla Veneranda Fabbrica. Si conservano il “Gioco di putti”, “Mosè che riceve le tavole della Legge”, il “Serpente di bronzo” e Il “Passaggio del Mar Rosso”, eseguiti a Mantova dalla manifattura fiamminga di Nicola Karcher.

Sala della Galleria di Camposanto

La sala mostra la grande vitalità della Veneranda Fabbrica fra il ‘600 e il ‘700. Qui sono raccolti  modelli e bozzetti in gesso e terracotta.

Sala delle prove d’ingresso

In questa sala sono conservate le prove d’esame dei vincitori dei concorsi indetti dalla Veneranda Fabbrica per selezionare gli artisti che avrebbero lavorato alla realizzazione della Cattedrale. Notevole è l’“Ercole che uccide il leone Nemeo” opera di Giuseppe Perego, lo scultore che vent’anni dopo realizzerà la Madonnina.

Sala della Madonnina

Nella sala sono conservati i bozzetti in terracotta del Perego risalenti agli anni ’60 del ‘700, da cui fu realizzato il modello ligneo (in scala 1:1), utilizzato per battere le lastre di rame che compongono la statua. Estremamente curiosa è l’intelaiatura originale in ferro che permette di apprezzare la grandezza della statua, pari a 4,16 m, che fu rimossa nel 1969 e sostituita con l’attuale d’acciaio inossidabile.

Sale dell’Ottocento

In questa sala, come esempi di scultura neoclassica, romantica e floreale, sono conservati alcuni modelli in gesso della statuaria dell’’800, legati agli scultori dell’Accademia di Brera, che ebbe un ruolo chiave nella creazione artistica della Cattedrale nel  corso del XIX e del XX secolo.
Curiosi sono gli antelli delle vetrate realizzati della bottega Bertini (anch’essa legata a Brera).
Nel corridoio che precede il “modellone” è presente il bozzetto della porta centrale modellato da Ludovico Pogliaghi del 1891.

Sala del Novecento

L'ultima sala del Museo è dedicata alla quinta porta del Duomo. Spiccano i due bozzetti vincitori del concorso del 1950, eseguiti da Lucio Fontana e da Luciano Minguzzi. Minguzzi, prevalendo sull’avversario, realizzò nel 1965 la porta, che è considerata l’opera conclusiva della Cattedrale.