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La Facciata


Quando si cominciò a definire il Duomo nella sua struttura e nella definizione formale, gli architetti pensarono subito ad una proposta per la facciata, ma per molto tempo si utilizzò quella di Santa Maria Maggiore, sulla quale stava avvenendo la costruzione, demolendola man mano che i lavori progredivano.

Solo nel 1683 iniziò la demolizione della vecchia facciata quattrocentesca e la struttura muraria del nuovo prospetto, anche se la questione della scelta di un progetto definitivo rimase in sospeso fino al 1790. In quest’anno il Capitolo scelse la proposta di Felice Soave che rivalutava in maniera semplificata il progetto di Carlo Buzzi. Dal 1791 i lavori sono stati riavviati seguendo quanto elaborato in questo ultimo progetto.
La conclusione della facciata si deve all’iniziativa del Bonaparte, espressa alla vigilia dell’incoronazione e nel decreto del giugno 1805, che portò al progetto Amati-Zanoja.

L’intento era quello di conservare le strutture architettoniche già realizzate – i pilastri che scandiscono la facciata in cinque comparti, il portale maggiore e quelli laterali, e le quattro finestre del registro superiore -, per questo si impostò su di esse un coronamento a capanna, tipicamente lombardo, corrispondente all’andamento decrescente delle volte interne. Furono così inseriti tre finestroni archiacuti nei tre comparti centrali e una galleria ad archetti pensili digradanti in corrispondenza delle falde spioventi del tetto.
Presentato il 1 gennaio 1807, il progetto si concluse nel 1813; la fronte che ne risultò fu quindi un’inconsueta mescolanza di diversi progetti e subì un ultimo intervento con la modifica della falconatura nel 1932.