Calice Corallo Tesoro Del Museo Del Duomo
...
18 Giugno Giu 2018 1138 5 months ago

Lo splendido corallo di un calice del Seicento

Uno dei pezzi più preziosi del Tesoro è frutto dell’incontro tra orefici lombardi ed artisti siciliani

Tra le molte preziosità artistiche che arricchiscono il Tesoro custodito all’interno del Museo del Duomo, spiccano, per raffinatezza, i calici, tipici elementi di quell’autentico scrigno di fede racchiuso nella mistica bellezza della liturgia.

Lo sguardo dei visitatori è spesso attirato dallo stupefacente splendore di uno di essi: è un calice ricoperto da elementi decorativi di corallo rosso (tra cui baccelli, fiori, foglie, testine cherubiche e di putto, angeli, trofei vegetali, ecc.) che ne rivestono il fusto e la base. Il calice, in rame lavorato a getto e in lamina, sbalzato, cesellato o rifinito al tornio, è ornato anche da ottone a getto e tornito, argento in lamina lavorata a martello, dorature ad amalgama di mercurio e ceralacca.

Realizzato nel XVII secolo, pervenne al Tesoro di san Carlo il 25 settembre 1683, dono testamentario di Carlo Francesco Airoldi, appartenente ad una delle famiglie più importanti della Lombardia spagnola, già nunzio a Firenze ed a Venezia, consacrato arcivescovo in partibus di Edessa, morto a Milano il 7 aprile dello stesso anno e sepolto in Duomo.

Durante il restauro effettuato nel 2013, è stata rilevata una perdita di coralli pari al 20% del totale originario, ma già in un inventario del 1800, il calice era del resto definito “molto guasto”.

Il calice, presumibilmente inviato a Carlo Francesco da qualche personaggio del ramo degli Airoldi trasferitisi all’inizio del XVII secolo a Palermo, è stato probabilmente realizzato da maestranze trapanesi in collaborazione con qualche orefice lombardo. Nel corso del ‘600 è infatti da segnalarsi una ricca produzione orafa di numerosi artisti lombardi attivi in Sicilia nell’ambito delle arti preziose, generalmente provenienti dall’area comasca.

Documentate sono collaborazioni tra maestri corallai trapanesi, orefici siciliani e di origine settentrionale: il rosso calice dono di Airoldi testimonia non solo lo splendore di un’epoca, ma l’incontro tra saperi e tecniche di lavorazione che uniscono la terra di sant’Agata con quella di Ambrogio e di Carlo.