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5 Ottobre Ott 2018 1302 15 days ago

Un quadrone al Museo del Duomo

L'insolito destino di una tela del Cerano

Il destino delle opere d’arte è quello di seguire sempre il corso della grande storia, con i suoi imprevedibili accadimenti, ma – si sa – essa è fatta anche di casualità, di piccoli episodi e di intricate, minuscole vicende. Oggi vogliamo condividere il racconto di un’opera davvero singolare presente all’interno del Museo del Duomo: il Miracolo di Clementina Crivelli Arese opera di Giovan Battista Crespi detto il Cerano (1573 – 1632), collocata lungo il percorso delle sale dedicate al periodo borromaico, accanto ad una pregevole tela dello stesso autore raffigurante San Carlo in Gloria.

Dai registri dei pagamenti della Veneranda Fabbrica possiamo risalire al 20 dicembre 1610, quando viene erogata una prima somma di 1200 lire ricevuta da Cerano per l’esecuzione di sei grandi tele da esporre in Cattedrale, tra cui questa, raffiguranti i Miracoli di san Carlo, nell’anno della canonizzazione del grande pastore e copatrono con Ambrogio della Diocesi di Milano.

È agli inizi del Novecento che la porzione destra della tela, raffigurante la nutrice che allatta il bambino, viene però tagliata e messa sul mercato antiquario. È acquistata dal marchese Matteo Campori prima del 1929, anno in cui dona la sua collezione al Comune di Modena, e identificata con il titolo di Carità. Il primo ad ipotizzare la provenienza del frammento è Nikolaus Pevsner, mentre è Gian Alberto Dell’Acqua a dimostrare che si tratta della porzione di uno dei quadroni, non più esposto e da lui ritrovato in un deposito del Duomo. La pubblicazione dei disegni della Pinacoteca di Varallo, attribuiti a Cerano e considerati preparatori dell’impresa, conferma la provenienza del frammento, proponendo la completa iconografia del dipinto.

Il frammento presente in Museo raffigura il miracolo di Clementina Crivelli Arese appena avvenuto. Secondo la tradizione, assalita da gravissimi dolori prima del parto tanto da temere per la sua vita, la nobildonna fu coperta con una camicia appartenuta a san Carlo e che il marito custodiva come reliquia. Il parto riuscì così perfettamente ed il bambino, battezzato Carlo, pur venendo al mondo con qualche infermità, guarì da ogni indisposizione.

La scena raffigura dunque la fantesca nell’atto di scostare la reliquia dal corpo di Clementina, mentre una giovane, vista di spalle, le offre un vassoio colmo di frutta.