IMG 2196
...
6 Marzo Mar 2018 1804 2 months ago

Creature fantastiche e dove trovarle…

I giganti e le giargiollae, elementi distintivi dell’architettura del Duomo

Le prime opere di vera statuaria sul Duomo di Milano comparvero sulle mensole esterne del Monumento e fra le nicchie sui capitelli dei primi piloni.

Contemporaneamente cominciarono a sporgere arditamente, animando gli spazi esterni della Cattedrale, strane figure, curiose, suscitate dalla fantasia e dalle leggende medievali, originate dalla semplice necessità di incanalare le acque piovane. Esse divennero infine uno degli elementi più vivi e caratteristici dell’architettura gotica: le bocche d’acqua, i doccioni, che i vecchi documenti della Fabbrica chiamava inizialmente con un termine derivate dal francese “gargouilles”, poi divenute gorgulae e giargiollae; mentre si distinsero col nome di giganti, le vigorose figure che tenacemente aggrappate ai piloni angolari ed ai contrafforti, servivano da puntello a sostegno delle docce.

Di foggia veramente mirabile ed originale statuaria ornamentale, questi telamoni, appartenevano al mondo profano, con tratti che si conformavano maggiormente al gusto d’oltralpe: uomini selvaggi, sgarbati, al principio sproporzionati, che accorpavano burlesco e grottesco.

Cacciatori, pastori, con capelli incolti, forti capigliature, barbe lunghe e rigogliose, si presentano come veri hominis selvatici, seminudi, possenti ma piatti nel rilievo, col corpo ricoperto di peli quasi simili a uomini delle caverne con clava o comunque armati. Solo con il passare dei secoli, perdendo il loro carattere di sostegno, si tramutarono in quella schiera di artigiani, viandanti, pellegrini, nobili in ricche vesti o semplici popolani, paggi, armigeri che dall’alto delle loro posizioni, sembravano dominare e vigilare su quella grandiosa mole.

Mentre i gargoyles offrivano un mondo di forme, dagli animali: leoni, bisce, ramarri, uccelli, caproni, cani mastini e di ogni razza, creavano strani accoppiamenti con draghi, mostri marini, sirene, arpie, con ali, creste, scaglie, code, rostri e corna. Una fauna favolosa accompagnata da una schiera virile che da inizio ‘400, partendo dall’abside, si protende fino alla Rinascenza, dando viva luce sul trasformarsi della statuaria sotto l’abile scalpello dei magistri picantes lapides.