Galeazzo Maria Sforza
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25 Gennaio Gen 2018 1621 6 months ago

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Duca e mecenate per Milano e per il Duomo

«Due furono gli oggetti, che singolarmente si prefissero i di lui genitori nell'educazione, che gli dettero, l'uno di istruirlo nell'arte della guerra, l'altro di ammaestrarlo nella vera politica due qualità indispensabili a chi aspira al governo de' popoli »

Nicola Ratti, Della famiglia Sforza, vol. 1, Roma, 1794, p. 44.

All’interno delle Sale dell’età sforzesca del Grande Museo del Duomo si slancia elegante ed altera una scultura che ritrae le sembianze di un giovane dalla chioma ricciuta, in abito militare, con un’armatura a scaglie ed un foglio arrotolato nella mano destra.

La statua proviene dal finestrone 24 del Duomo; fortemente danneggiata, l’opera venne rimossa nel maggio 1943 e restaurata nei primi anni del dopoguerra.

Il piglio aristocratico e la mancanza di segni distintivi escludono si tratti di un santo: la foggia dell’abito e la posa rimandano piuttosto ad un personaggio della corte milanese che la critica, tenendo conto anche della datazione della statua alla seconda metà del ‘400, identifica nel duca Galeazzo Maria Sforza (1444 – 1476). Il duca ebbe un ruolo importante nella storia della Cattedrale: il cartiglio che stringe nella mano destra richiamerebbe il decreto con il quale, nel 1473, confermava i diritti della Veneranda Fabbrica nello sfruttamento in esclusiva delle cave di Candoglia per cavare il marmo. Un gesto che certamente giustifica un tale omaggio, probabilmente postumo all’assassinio del Duca, avvenuto nel 1476, quando cadde vittima di una congiura di un gruppo di nobili milanesi mentre si recava a messa nella chiesa di Santo Stefano il 26 dicembre.

Di carattere non certamente temperante, incline alle iniziative impulsive e non meditate diplomaticamente quale fu la guerra contro Venezia e del Ducato di Savoia del 1467, Galeazzo Maria fu però un munifico mecenate. Ad esempio, si dedicò alla decorazione ed all'abbellimento del Castello ed in particolare all’edificazione della Cappella Ducale, accogliendo architetti ed artisti provenienti da tutto il continente. La corte di Milano fu un sicuro rifugio per musicisti e letterati.

La scultura collocata all’interno del percorso museale non rispecchia tuttavia le fattezze di Gian Galeazzo tramandataci dall’iconografia pervenutaci: si tratterebbe dunque di un ritratto idealizzato. Incerta è invece l’attribuzione della statua.