Situla
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10 Gennaio Gen 2018 1115 3 months ago

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La dignità architettonica di una basilica in cinque archi intarsiati

La sequenza di cinque archi a pieno centro intarsiati, alternati a colonne con capitelli fogliati, danno al secchiello d’avorio, ricavato dall’estremità di una zanna, la dignità architettonica di una basilica.
Un labirinto di archi prospettici si susseguono appena sotto la dedica monumentale che corre sull’orlo del secchiello, sopra un alto fregio ornato con palmette e nastri.
L’arco centrale, da cui si diparte l’iscrizione, accoglie l’immagine della Madonna con il Bambino adorata fra due Angeli, ai lati i quattro evangelisti raccolti nella scrittura dei Vangeli: Giovanni e Marco a sinistra e Matteo e Luca a destra.
L’iscrizione dedicatoria narra: Vate Ambrogio, venendo Cesare, a te, santo, Gotofredo offre il vaso per aspergere la sacra acqua.
Il rito dell’aspersione consiste nello spargere acqua benedetta con un rametto detto aspergillum. È un rito penitenziale e purificatore. Alla lettera le dedica vorrebbe che Gotofredo offrisse il vaso lustrale a Sant’Ambrogio, ma aggiunge “alla venuta dell’Imperatore”. Secondo lo studioso Little Gotofredo, arcivescovo da luglio-agosto 974 sino alla morte (979), non è qui dichiarato arcivescovo, per cui si tratterebbe di un’opera antecedente la sua proclamazione, quando ancora era suddiacono in Sant’Ambrogio. Generalmente si ritiene che la situla fosse stata commissionata per l’arrivo a Milano di Ottone II, che avvenne però solo nel 980 a seguito della morte di Gotofredo quindi, il quale non fu sepolto in Sant’Ambrogio, ma nella basilica di Santa Maria Iemale, ovvero in Duomo, nel cui Museo ora si conserva la situla.
Certamente l’iscrizione non attesta un dono ad altri che a Sant’Ambrogio.
Il manico metallico, d’argento e dorato, appartiene per stile e fattura all’età romanica e rappresenta una testa umana addentata da due draghi, le cui code attorte s’infilano negli anelli saldati alle teste leonine. Il manico resta quindi un capolavoro di oreficeria romanica del tutto indipendente dalla situla, impreziosito dalla lavorazione minuta che distingue addirittura le scaglie nei corpi e nelle ali delle creature mostruose ed evoca il terrore dell’episodio.

L’opera è in esposizione nella prima sala del Museo del Duomo, vicino all’Evangeliario di Ariberto.
Potete visitarlo tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 tranne il mercoledì.