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30 Ottobre Ott 2017 1256 18 days ago

Il Tintoretto lascia temporaneamente il posto al Luini al Museo del Duomo

Il Manierismo in Lombardia, due splendidi esempi di pittura fra Cinque e Seicento in Lombardia

Avete recentemente visitato il Grande Museo del Duomo di Milano? Come avrete notato nella sala borromaica, manca il capolavoro del giovane Jacopo Rebusti detto il Tintoretto, datato alla prima metà del Cinquecento, parte della collezione del cardinale Cesare Monti, "La Disputa di Gesù al Tempio". La tela, rappresentazione fondamentale nel percorso del Tintoretto e del Manierismo italiano ed europeo, è volata al Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia per la mostra "Tintoretto. A star was born", che celebrando i 500 anni dalla nascita dell'artista, si tratterrà fino al 28 gennaio 2018.

In sostituzione della celebre Disputa, è stata esposta la Pala raffigurante il Martirio di Santa Tecla, di Aurelio Luini, precedentemente conservata nella sacrestia capitolare del Duomo di Milano, ma originariamente destinata all’altare dedicato a Santa Tecla, progettato nel 1573 da Pellegrino Tibaldi e collocato nel transetto settentrionale della Cattedrale.

La prima menzione del Martirio di Santa Tecla spetta a Paolo Morigia che la menzionò “tra le rare pitture degne di immortalità”. Tra la seconda metà del Seicento e la prima del Settecento la guidistica ne registra la collocazione originaria e la paternità. Il 19 luglio 1754 i deputati della Veneranda Fabbrica incaricano Carlo Beretta di sostituire la pala con il “basso riglievo del martirio di Santa Tecla da riporsi nell’altare dedicato a detta Santa nel suddetto Duomo” e il 21 aprile 1762 Ersilio del Majno, rettore della Fabbrica, propone di metterlo in vendita con altri quadri, ma fortunatamente rimase invenduto.

Edoardo Arslan, primo a pubblicarne una riproduzione in bianco e nero, la definisce “una veramente notevole opera manieristica lombarda”. Egli distanzia lo stile del Martirio dalle esperienze dei contemporanei per la nuova attenzione all’espressività dei volti e al gesto che preclude una nuova pittura lombarda del Seicento.

Aurelio raffigura Santa Tecla, il cui culto gode di duratura tradizione milanese, colpevole di non voler rinunciare alla propria castità, inginocchiata e circondata da bestie feroci, al centro di un’angusta arena sulla quale si affacciano numerosi spettatori. La mano al cuore, gli occhi arrossati rivolti al cielo e il braccio sinistro aperto a mostrare le fiere che, volendo simulare ferocia, paiono quasi indossare un volto dalle espressioni umane. Secondo punto focale dopo il martirio della Santa è l’angelo aptero che si staglia sulle nubi, pronto a consegnare la corona del martirio e la palma.

Giulio Bora fu l’unico a collocare giustamente la realizzazione della tela al 1592. In occasione della mostra a Palazzo Reale del 2014 “Bernardino Luini e i suoi figli”, la tela fu restaurata da Carlotta Beccaria.

Venite a osservarla da vicino al Museo del Duomo, tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 18.00.