Padre Eterno Museo Duomo
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31 Agosto Ago 2017 1000 2 months ago

L’immagine del Padre Eterno, chiave di volta dell’Universo

La complessa vicenda dietro l’esecuzione della splendida opera orafa in Museo

Giovedì, 7 Febbraio 1415
Commissione per determinare la scultura da farsi da Giacobino da Tradate.
Deliberarono dover si mandar e a chiamar e per domani i sotto nominati, invitandoli a com­parire davanti ai signori deputati ed ai gestori di negozio, all'oggetto di stabilir e quale figura deva scolpire in marmo maestro Giacobino da
Tradate, sulla pietra da collocarsi nella chiave dell'abside (squidelae) della parte posteriore della chiesa maggiore, e cioè se debba scol­pirvi l'immagine di Dio Padre, o la immagine incoronata della madre di Dio vergine Maria, oppur e quell'altra immagine, che si reputasse più conveniente per ornamento e decoro della chiesa”.

(Dagli Annali della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, volume II)

Scultore lombardo, lavorò per la Veneranda Fabbrica del Duomo dal 1401 al 1425. Il vero nome dell’artista era “Jacopinus Moronis” o “Moronibus” e non risultava essere più un semplice scalpellino “magister a lapidus vivis” dal 1405, infatti fu citato capo dei lapicidi già dal 1407. Riconosciuto l’alto livello della sua produzione scultorea e la capacità direttiva, venne nominato scultore a vita presso la Fabbrica e posto a capo di una bottega di formazione di giovani lapicidi.

La statua di Papa Martino V compiuta nel 1424, rivela la maturità artistica e la ricchezza della sua formazione, probabilmente presso Giovannino de’ Grassi ma anche da maestranze straniere presenti presso il Cantiere. Qui emerge un’interpretazione classicheggiante della scultura lombarda come si evince dalla morbidezza del panneggio, dalla forte tensione realistica che indaga tanto i particolari naturalistici, quanto la psicologia del soggetto. Si configura così una decisa personalità artistica che, pur nascendo da tradizione lombarda, anticipa i fattori rinascimentali.

Il primo documento a lui riferito, risale al 1401 e tratta di una statuetta di angelo posta su uno dei piloni del retrocoro. Essa rivela già un livello artistico sorprendente rispetto alla produzione contemporanea di Cantiere.

Il modello della testa raffigurante il Padre Eterno in rame sbalzato e dorato, realizzato poi da Beltramino da Rho nel 1425, fu posto simbolicamente nel semicatino absidale come vera chiave di volta verso l’universo.

La rilettura dei documenti inerenti questa impresa, compiuta tra il 1416 (il 23 febbraio Beltramino si era proposto quale esecutore dell’immagine di Dio Padre; non domandava né anticipi né che gli fossero pagati i materiali, a esclusione della doratura) e il 1425, in competizione con il più anziano collega Giovannolo da Seregno, al quale verrà affidata l’esecuzione dei nove angeli musicanti destinati a circondare la figura di Dio Padre, ha invece consentito a Laura Cavazzini di assegnare a Beltramino non solo l’esecuzione, ma anche il modello dell’immagine di Dio Padre. Orafo milanese tolto dall’oscurità da Michele Caffi, citato nelle carte della Fabbrica del Duomo dal 22 novembre 1404 (quando assieme ad altri due orafi e a un pittore stima una scultura di Giorgio Solari), Beltramino de Zuttis, dopo aver aperto bottega nel 1405, compì in seno alla Scuola orafa di Sant’Eligio una brillante carriera, divenendone canepario (1417), console (1426) e abate (1434). L’opera del Duomo è oggi l’unica nota di questo autore. Nel corso del terzo decennio del XIX secolo, provvedendo a un radicale restauro della chiave di volta absidale, gli angeli realizzati da Giovannolo da Seregno che attorniavano il Padre Eterno vennero rimossi mentre nel 1831, su progetto del pittore Sanquirico, si approntò la grande “patera” destinata ad accogliere la testa di Dio Padre; nel 1831 realizzò due pieghe grandi fatte di nuovo formanti il busto del Padre Eterno” mentre il “Sig.Thomas”, “indoratore”, provvide a eseguire il “cappello” (il triangolo) dietro il capo di Dio Padre e a indorare l’opera. Nel 1965, per motivi di conservazione, l’opera eseguita da Beltramino venne tolta e collocata nel Museo del Duomo di Milano, dove tutt’oggi è esposta fra le opere di epoca viscontea

GRANDE MUSEO DEL DUOMO e CHIESA DI S.GOTTARDO IN CORTE 
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