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27 Ottobre Ott 2016 1159 8 months ago

La croce o le croci di Ariberto? Un enigma svelato al Grande Museo del Duomo

Tutti i perché della Cattedrale

Appena varcata la soglia della prima sala dedicata al Tesoro del Duomo, due croci molto diverse accolgono il visitatore. La più preziosa è la celeberrima Croce del Vescovo Ariberto, prezioso manufatto in rame dell’XI secolo, accanto, ma in posizione meno evidente, una croce in legno, priva di raffigurazioni. Una secolare vicenda lega le due opere che intrecciano la loro storia per molti anni e che oggi al Grande Museo del Duomo continuano parallelamente il loro percorso, dopo che gli studi hanno ridato a ciascuna delle due il proprio ruolo.

La bellissima Croce fu commissionata da Ariberto di Intimano, vescovo di Milano, per la chiesa da lui costruita e dedicata a san Dionigi, rappresentata nel modello nelle mani del prelato raffigurato ai piedi del Cristo accanto all’iscrizione in latino “Ariberto indegno arcivescovo”.

Il supporto ligneo lobato invece incontrò la storia della Croce di Ariberto solo in un secondo momento. Secondo le ricostruzioni storiche, le nove lamine sbalzate infatti erano parte di una struttura quadrangolare di cui la Croce era la parte centrale, e ovviamente fulcro della composizione. Un esempio in miniatura di come sarebbe potuto apparire nel XI secolo è lo splendido Evangelario, esposto accanto alla monumentale Croce. Solo in un secondo tempo, e per i secoli a venire, la figura del Salvatore, e i frammenti di lamina raffiguranti i due dolenti, il Sole e la Luna e Ariberto, smontati e tagliati, furono inseriti all’interno della cornice lignea. Il Museo ricorda così le numerose traversie del prezioso cimelio che è di proprietà della Veneranda Fabbrica dal 1870, inizialmente conservato nella prima campata della Cattedrale.