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30 Agosto Ago 2016 0915 11 months ago

La Statua di Sant’Elena di Cristoforo Solari: una splendida testimonianza della Rinascenza lombarda

Per le sale del Grande Museo del Duomo alla scoperta del fascino dell’antico

All’interno di Palazzo Reale, il Grande Museo del Duomo raccoglie alcune delle più splendide testimonianze della statuaria scesa dal Monumento per arricchire le preziosità di quello che, con una media di circa mille visitatori al giorno, si conferma anche quest’anno come uno dei poli più visitati della città.

Oggi, la Fabbrica vi guida tra le sale del Museo alla scoperta della Sant’Elena esposta nella sala dedicata alla “Rinascenza lombarda e il fascino dell’antico”.

Collocata originariamente “nell’angolo tra l’absidina ed il capocroce meridionale” all’esterno della Cattedrale meneghina, la statua di sant’Elena con la croce ha trascorso un’attribuzione travagliata.

Il Vasari la riferisce in principio a Cristoforo Solari, detto il Gobbo, ma il Nebbia per primo nel 1908, confrontando stilisticamente la scultura alla sant’Elena collocata sul contrafforte del fianco sinistro della Certosa di Pavia, conviene di togliere l’assegnazione della statua al Solari per attribuirla, data la modellazione pressoché identica, ad Angelo Marini, che fra l’altro firma il simulacro della santa a Pavia “ANGEL. SICVL”.

Angelo Marini detto “il Siciliano” approda in Lombardia nei primi anni ‘50 del Cinquecento insieme con Leone Leoni d’Arezzo al seguito di Ferrante Gonzaga quando egli fu eletto governatore di Milano nel 1546. Formatosi nell’ambito della scuola dei Gagini a Palermo o Messina, dà ragione del “patetismo ingenuo” nell’espressione che si nota nelle sue opere fra il 1552 ed il 1559. La sua presenza nel cantiere del Duomo è registrata fra il 1556 e il 1560, quando poi venne assunto dalla Fabbrica in modo stabile con uno stipendio di 50 lire, come riportato dagli Annali.

La diversità di stile tra la sua educazione meridionale ed i maestri lombardi si nota da più particolari: impianto monumentale, purezza delle linee, ampiezza delle forme, posa rotatoria, eleganza e accentuazione malinconica. Tutti caratteri che si impongono come nuove soluzioni rispetto ai modi milanesi.

Le statue della Maddalena e della sant’Elena sono le prove destinate più ad incidere nell’ambiente artistico meneghino rispetto alle tradizioni locali ed aggiorneranno le scelte linguistiche precedenti.

Dal 2009, secondo l’ipotesi avvalorata della Dott.ssa Giulia Benati (curatrice scientifica del Grande Museo del Duomo), è riconosciuta come opera di Cristoforo Solari proprio sulla base di un attento confronto stilistico e del linguaggio formale dei due scultori. La sant’Elena rientra nel clima culturale ed artistico dei primi decenni del 1500 che vedono in Cristoforo Solari uno dei principali esponenti di un classicismo ricco delle suggestioni di soggiorni romani di scultori e pittori

La santa è qui rappresentata come una figura femminile coronata, indossa una veste lunga, il torso ruota verso destro controbilanciato dalla testa, le braccia reggono la croce mutila della parte superiore. L’iconografia si riferisce alla tradizione risalente alla fine del IV secolo, che racconta di Elena, madre di Costantino imperatore, donna di fede e virtù cristiane, che scavando sul Golgota per purificare quel luogo dagli edifici pagani, avrebbe ritrovato la Croce su cui fu inchiodato Gesù insieme con gli strumenti della Passione. Spinse così Costantino a costruire la chiesa dell’Anastasis nel luogo del Santo Sepolcro e con i tre chiodi della Croce fece fondere una corona per sé ed il morso per il cavallo dell’imperatore.

La reliquia del Santo Chiodo è tuttora conservata all’interno del Duomo di Milano e celebrata con ricorrenza annuale il 14 settembre, data in cui si svolge l’antico e suggestivo rito della Nivola.