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5 Aprile Apr 2016 1509 one year ago

Lo splendore del Crocifisso di Ariberto

Una preziosità del Grande Museo del Duomo di Milano

Tra le preziosità conservate all’interno del Grande Museo del Duomo di Milano si annovera il Crocifisso di Ariberto, di proprietà del Capitolo Metropolitano e posto nella sua attuale collocazione dopo il grande intervento che, il 4 novembre 2013, ha portato il museo a spalancare nuovamente le proprie porte alla città.

Questa straordinaria opera e la sapiente tessitura di luce che la riveste, offre alle migliaia di visitatori che visitano quotidianamente il Museo la possibilità di contemplare il Crocifisso in tutta la sua bellezza.

ARIBERTO DA INTIMIANO: PASTORE E UOMO D’AZIONE  
Il Crocifisso vede raffigurato l’Arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano, rappresentato ai piedi della Croce di Cristo. Ariberto, figlio di Gaiardo e Belinda, nato nel 970 circa, fu custode della Chiesa di San Vincenzo in Galliano e nel 1018 fu eletto Arcivescovo di Milano.
Il suo ministero, segnato dalla sua vigorosa energia di uomo d’azione e di intraprendente pastore in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Papato e Impero,  durò oltre un trentennio, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 1045, quando fu sepolto nella Chiesa di San Dionigi. Ariberto portò il prestigio della Chiesa Ambrosiana ad altissimo livello difendendone diritti e prerogative, anche nei confronti del potere politico, e ne ricostituì  il patrimonio insidiato dalle usurpazioni feudali.
Uomo di vasta cultura e aggiornato sulle creazioni dell’arte ottoniana fu anche un grande committente d’arte, dalle opere d’oreficeria all’architettura, alla pittura monumentale, ai codici miniati. Il Crocifisso fu un dono alla predetta chiesa che nel 1023 aveva fondato insieme al contiguo convento e ospedale. Decretata nel 1783 la distruzione della chiesa, il corpo di Ariberto, chiuso nel suo sarcofago di pietra, venne trasportato in Duomo.

NON FU LA CROCE DEL CARROCCIO
Il Crocifisso di Ariberto, è composto da dieci lastre di rame, un tempo dorate ed argentate montate su croce  lignea con estremità trilobate alla gotica, risalente ad epoca successiva alla originaria parte metallica che era molto più ampia.
In Duomo dal 1870, all’interno del Grande Museo del Duomo dal 1974, fu sostituito in Cattedrale da una copia, tutt’ora visibile e collocata sopra il sarcofago del grande Arcivescovo.
Già nel 1872, Carlo Annoni ne escluse l’identificazione con la Croce del Carroccio, uno stendardo dipinto con l’effige del Salvatore dalle braccia aperte che guardava dall’alto la schiera armata. Quest’ultimo venne innalzato sul robusto carro sceso in campo durante la battaglia contro Federico Barbarossa a Legnano il 29 maggio 1176, affinché alla sua vista i combattenti ne fossero confortati.

IL CROCIFISSO
Il Cristo del Crocifisso di Ariberto è inquadrato fra le immagini di Giuseppe e di Maria, rappresentati alle estremità delle braccia di Gesù; in alto, la scritta “IHS (Jesus Hominum Salvator) NAZARE/NVS REX IVDEOR(VM)”, è sormontata dai clipei con le figure della luna e del sole.  Cristo è raffigurato al momento della morte, con il capo reclinato ed il costato non  ancora trafitto dalla lancia.
Ai piedi della Croce, troviamo Ariberto con aureola quadrata, vestito di tonaca, cappa e pallio, raffigurato nell’atto di offrire il modello di una chiesa con due torri; a sinistra e a destra del capo, è presente la scritta “ARIBERTV(S) – INDIG(NVS) ARCHI (EPISCOPVS)”. La postura è tipica dell’iconografia bizantina, come lo stile di fondo con forti agganci al plasticismo delle opere lombarde proto-romaniche.
La raffigurazione di Ariberto come rifondatore della chiesa di san Dionigi (1037-1039), fanno propendere per una datazione risalente agli  anni immediatamente successivi a quelli segnati dai drammatici avvenimenti  che lo avevano visto prima prigioniero  dell’imperatore Corrado II poi sotto assedio nella sua  stessa città, poco prima del suo trasferimento a Monza.