ARAZZO PASSIONE
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16 Febbraio Feb 2016 1656 one year ago

Una Via Crucis tessuta in seta, oro ed argento: l’Arazzo della Passione

Una trama preziosa del Grande Museo del Duomo

Lo splendido arazzo dedicato alla Passione presente all’interno del Grande Museo del Duomo di Milano, non è solo uno dei manufatti più interessanti qui conservati di proprietà del Capitolo Metropolitano: in questo mese di febbraio, esso si fa preziosa occasione per riflettere sui temi della Quaresima, introducendo il visitatore ai riti della Settimana Santa, dando forma e rappresentazione alla Via Crucis di Gesù.

L’arazzo fu donato alla Cattedrale il 16 ottobre 1468 da Stefano Nardini di Forlì, arcivescovo di Milano dal 1461 al 1484, che vi appare inginocchiato a destra, presentato a Cristo risorto da sant’Ambrogio. Accanto al presule un cartiglio srotolato riporta il versetto iniziale del Salmo recitato durante il rituale romano delle esequie che segue la messa funebre: “Non entrare in giudizio contro quest'anima fedele, o Signore, perché nessuno si può dichiarare senza colpa, davanti a te, se tu stesso non gli concedi il perdono di tutti i peccati… “.

Alla fine del XVI secolo, l’arazzo fu adattato a paliotto per il nuovo altar maggiore: esso fu allora tagliato in basso ed in alto e allargato lateralmente con due aggiunte.

L’episodio centrale raffigura la crocifissione di Cristo; alla destra e alla sinistra di Gesù sono poste le croci con il Buon Ladrone e con il Cattivo Ladrone, rappresentati nel momento della morte e del giudizio particolare, le cui anime sono cinte rispettivamente da un angelo e da un diavolo. Accanto alla crocifissione, sono presenti alcune delle rappresentazioni proprie delle stazioni della Via Crucis tra cui la Salita al Calvario, una delle tre cadute di Cristo sotto il peso della Croce, Santa Veronica asciuga il volto di Gesù e la Deposizione.

Di notevole intensità è la scena raffigurante l’impressione del volto di Cristo sul telo della Veronica che sottolinea anche l’importanza di una delle reliquie considerate tra le più sacre dalla cristianità medievale. La narrazione dell’arazzo si conclude con la Resurrezione.

Nel tessuto in seta, oro ed argento, la Passione del Signore viene resa contemporanea al tempo del donatore e narrata attraverso l’azione dei personaggi abbigliati nella moda dell’epoca in un paesaggio raffigurante numerosi scorci tipici dell’Europa Settentrionale del Quattrocento, con la presenza - ad esempio - di alcuni mulini a vento.

Il paesaggio nordeuropeo sembra avvallare l’ipotesi di una fabbricazione fiammingo-borgognona forse confermata anche dal fatto che l’arcivescovo Nardini lo donò alla Cattedrale al ritorno dalla legazione in Francia, nel 1467. Va tuttavia fatto notare che in Lombardia erano attivi nello stesso periodo numerosi tessitori fiamminghi: sebbene meno probabile, non è dunque nemmeno da scartare l’ipotesi di una sua esecuzione a Milano, a testimonianza del profondo respiro europeo della città nel Quattrocento.